Descrizione
Le Terme Achilliane sono ciò che resta di un impianto termale romano del tardo impero, sepolto sotto piazza del Duomo a Catania. Si scende da una rampa a destra della facciata della cattedrale, e si trova una piccola parte di un complesso che doveva essere enorme.
Il cuore del percorso è la Sala dei Pilastri, un frigidario: una camera quadrangolare di circa 11 metri per 12 con la volta a crociera retta da quattro pilastri, e al centro una vaschetta quadrata che un tempo era rivestita di marmo. Si arriva da un corridoio con volta a botte.
Intorno ci sono le vasche parallele del sistema di filtrazione e decantazione dell'acqua, e il tepidarium, una sala curva riscaldata da canali d'aria. L'acqua corrente che passa nelle vasche e la piscina al centro dicono che la sala serviva per i bagni freddi.
Pareti e soffitto erano coperti di stucchi dipinti con amorini, tralci di vite e grappoli d'uva. Oggi sono molto consumati, ma nel Settecento si leggevano bene: il pittore Jean Houël li ritrasse in un acquerello, convinto di trovarsi nel tempio di Bacco.
Il nome viene da un'iscrizione greca incisa su una lastra di marmo, ridotta in frammenti e oggi ricomposta al Museo civico del Castello Ursino. Racconta che intorno al 434 l'edificio fu ridimensionato, con uno scopo molto concreto: risparmiare sulla legna da ardere per scaldare l'acqua.
Quanto fossero grandi le terme non si sa con precisione. La ricostruzione ottocentesca di Sebastiano Ittar suggerisce un recinto che andava dalla fontana dell'Amenano all'Arcivescovato, e altri resti sono spuntati fino a via Garibaldi, dove nel 1856 si trovarono tracce di un pavimento a ipocausto.
Nel 1088 il vescovo Ansgerio costruì la cattedrale e il suo monastero proprio dentro quel recinto. I terremoti del 1169 e del 1693 fecero il resto: le terme restarono sotto terra, fino a quando se ne riscoprirono i resti.
Dal 1974 al 1994 le terme furono chiuse perché ritenute insicure, e poi più volte richiuse per allagamenti. Dopo i lavori di pavimentazione della piazza, tra il 2004 e il 2006, sono state coperte da una piastra d'acciaio che rinforza il suolo della piazza e riaperte per visite ed eventi.
Da non perdere
• La Sala dei Pilastri.
• Gli stucchi con le uve.
• Le vasche di filtrazione.
Lo sapevi?
• I frammenti dell'iscrizione che diede il nome alle terme sono al Castello Ursino, non qui.
• Secondo diversi autori, quattro lapidi con la scritta THERMAS furono murate sui pilastri della cattedrale.
Il cuore del percorso è la Sala dei Pilastri, un frigidario: una camera quadrangolare di circa 11 metri per 12 con la volta a crociera retta da quattro pilastri, e al centro una vaschetta quadrata che un tempo era rivestita di marmo. Si arriva da un corridoio con volta a botte.
Intorno ci sono le vasche parallele del sistema di filtrazione e decantazione dell'acqua, e il tepidarium, una sala curva riscaldata da canali d'aria. L'acqua corrente che passa nelle vasche e la piscina al centro dicono che la sala serviva per i bagni freddi.
Pareti e soffitto erano coperti di stucchi dipinti con amorini, tralci di vite e grappoli d'uva. Oggi sono molto consumati, ma nel Settecento si leggevano bene: il pittore Jean Houël li ritrasse in un acquerello, convinto di trovarsi nel tempio di Bacco.
Il nome viene da un'iscrizione greca incisa su una lastra di marmo, ridotta in frammenti e oggi ricomposta al Museo civico del Castello Ursino. Racconta che intorno al 434 l'edificio fu ridimensionato, con uno scopo molto concreto: risparmiare sulla legna da ardere per scaldare l'acqua.
Quanto fossero grandi le terme non si sa con precisione. La ricostruzione ottocentesca di Sebastiano Ittar suggerisce un recinto che andava dalla fontana dell'Amenano all'Arcivescovato, e altri resti sono spuntati fino a via Garibaldi, dove nel 1856 si trovarono tracce di un pavimento a ipocausto.
Nel 1088 il vescovo Ansgerio costruì la cattedrale e il suo monastero proprio dentro quel recinto. I terremoti del 1169 e del 1693 fecero il resto: le terme restarono sotto terra, fino a quando se ne riscoprirono i resti.
Dal 1974 al 1994 le terme furono chiuse perché ritenute insicure, e poi più volte richiuse per allagamenti. Dopo i lavori di pavimentazione della piazza, tra il 2004 e il 2006, sono state coperte da una piastra d'acciaio che rinforza il suolo della piazza e riaperte per visite ed eventi.
Da non perdere
• La Sala dei Pilastri.
• Gli stucchi con le uve.
• Le vasche di filtrazione.
Lo sapevi?
• I frammenti dell'iscrizione che diede il nome alle terme sono al Castello Ursino, non qui.
• Secondo diversi autori, quattro lapidi con la scritta THERMAS furono murate sui pilastri della cattedrale.