Descrizione
Il Castello Ursino è la fortezza che Federico II di Svevia fece costruire a Catania a partire dal 1239: un blocco quadrato di pietra lavica scura con quattro grandi torri rotonde agli angoli nel centro storico. Dentro c'è il Museo Civico della città.
Ogni lato misura circa 50 metri, le torri angolari arrivano a 30 metri d'altezza e i muri sono spessi due metri e mezzo. Un tempo il castello si affacciava sul mare; oggi è circondato dalle case, al centro di una piazza.
Sopra l'ingresso, sul lato nord, una nicchia ospita l'aquila sveva che afferra una lepre, simbolo del potere di Federico II, a volte scambiata per un agnello. Sul lato est c'è una finestra rinascimentale ornata da una stella a cinque punte in pietra lavica.
Dentro, attorno al cortile con una scala esterna in stile gotico, si aprono le grandi sale divise in tre campate, coperte da volte a crociera con costoloni che partono da semicolonne con capitelli a foglie: l'effetto è quello di una chiesa gotica.
Le sale ospitano il Museo Civico, aperto nel 1934. Il cuore delle raccolte sono le collezioni del principe di Biscari e dei monaci benedettini: reperti greci e romani, sculture, dipinti e oggetti d'arte di varie epoche.
Da non trascurare i graffiti dei prigionieri. Dal Cinquecento all'Ottocento il castello fu anche un carcere, e i detenuti incisero sui muri stemmi, volti, croci, galeoni a tre alberi e frasi in siciliano come "Vinni carceratu", sono stato messo in prigione.
Il castello fu per oltre un secolo la reggia dei re aragonesi di Sicilia. Qui nel 1295 il Parlamento siciliano elesse re Federico III, e qui nel 1347 fu firmata la pace che chiuse le guerre del Vespro.
Nella notte del 23 gennaio 1379 la regina Maria fu rapita dal castello da un nobile, Guglielmo Raimondo Moncada, per impedirne il matrimonio con Gian Galeazzo Visconti. Nel 1434 re Alfonso vi firmò l'atto di fondazione dell'Università di Catania.
Nel 1669 la grande eruzione dell'Etna arrivò fino al castello. La lava non ne intaccò i muri, ma riempì il fossato, coprì i bastioni e spinse la costa centinaia di metri più in là, alzando il terreno intorno di una decina di metri.
Da non perdere
• L'aquila sveva sull'ingresso.
• Le sale gotiche con volte a crociera.
• Il Museo Civico.
• I graffiti dei prigionieri.
Lo sapevi?
• Il nome "Ursino" deriverebbe, secondo un'ipotesi, da Castrum Sinus, il "castello del golfo".
• La scritta più antica lasciata dai carcerati sui muri porta la data 1526.
Ogni lato misura circa 50 metri, le torri angolari arrivano a 30 metri d'altezza e i muri sono spessi due metri e mezzo. Un tempo il castello si affacciava sul mare; oggi è circondato dalle case, al centro di una piazza.
Sopra l'ingresso, sul lato nord, una nicchia ospita l'aquila sveva che afferra una lepre, simbolo del potere di Federico II, a volte scambiata per un agnello. Sul lato est c'è una finestra rinascimentale ornata da una stella a cinque punte in pietra lavica.
Dentro, attorno al cortile con una scala esterna in stile gotico, si aprono le grandi sale divise in tre campate, coperte da volte a crociera con costoloni che partono da semicolonne con capitelli a foglie: l'effetto è quello di una chiesa gotica.
Le sale ospitano il Museo Civico, aperto nel 1934. Il cuore delle raccolte sono le collezioni del principe di Biscari e dei monaci benedettini: reperti greci e romani, sculture, dipinti e oggetti d'arte di varie epoche.
Da non trascurare i graffiti dei prigionieri. Dal Cinquecento all'Ottocento il castello fu anche un carcere, e i detenuti incisero sui muri stemmi, volti, croci, galeoni a tre alberi e frasi in siciliano come "Vinni carceratu", sono stato messo in prigione.
Il castello fu per oltre un secolo la reggia dei re aragonesi di Sicilia. Qui nel 1295 il Parlamento siciliano elesse re Federico III, e qui nel 1347 fu firmata la pace che chiuse le guerre del Vespro.
Nella notte del 23 gennaio 1379 la regina Maria fu rapita dal castello da un nobile, Guglielmo Raimondo Moncada, per impedirne il matrimonio con Gian Galeazzo Visconti. Nel 1434 re Alfonso vi firmò l'atto di fondazione dell'Università di Catania.
Nel 1669 la grande eruzione dell'Etna arrivò fino al castello. La lava non ne intaccò i muri, ma riempì il fossato, coprì i bastioni e spinse la costa centinaia di metri più in là, alzando il terreno intorno di una decina di metri.
Da non perdere
• L'aquila sveva sull'ingresso.
• Le sale gotiche con volte a crociera.
• Il Museo Civico.
• I graffiti dei prigionieri.
Lo sapevi?
• Il nome "Ursino" deriverebbe, secondo un'ipotesi, da Castrum Sinus, il "castello del golfo".
• La scritta più antica lasciata dai carcerati sui muri porta la data 1526.