Monastero di San Nicolò l'Arena

Monastero di San Nicolò l'Arena

Piazza Dante 27. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Monastero di San Nicolò l'Arena, in piazza Dante, a Catania, è un enorme complesso benedettino del Settecento con una chiesa monumentale accanto. Occupa circa 210 metri per 130 ed è considerato il secondo monastero benedettino d'Europa per estensione, dopo quello di Mafra in Portogallo. Oggi ospita il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università.

Il modo migliore per visitarlo è lasciarsi perdere tra i suoi spazi, scegliendo tra i grandi chiostri, i saloni e la chiesa. Dal 2002 fa parte del patrimonio Unesco del tardo barocco siciliano del Val di Noto, e il restauro universitario è opera di Giancarlo De Carlo.

Dentro, il chiostro dei marmi, o di ponente, ha colonne di marmo bianco del 1608 e una fontana monumentale del Seicento. Nei sotterranei si vede una domus romana con mosaici del II secolo, sotto la biblioteca, e il refettorio grande è così alto da sembrare una chiesa.

La chiesa è la più grande della Sicilia: pianta a croce latina, tre navate, una cupola alta 62 metri dentro, progettata da Stefano Ittar e completata nel 1780. L'esterno racconta un'altra storia: la facciata non fu mai finita, e le colonne sono rimaste a metà.

Nel transetto, sul pavimento, corre la meridiana lunga circa 40 metri, tracciata dagli astronomi Sartorius e Peters, con i segni zodiacali dello scultore Thorvaldsen; fu completata nel 1841. Il grande organo di Donato Del Piano, inaugurato nel 1767, poteva essere suonato da tre organisti insieme.

I monaci venivano dall'Etna. Il loro primo monastero era a Nicolosi, tra la rena rossa vulcanica che gli diede il nome. Nel Cinquecento, stanchi di briganti ed eruzioni, chiesero di trasferirsi dentro le mura della città, con una reliquia molto venerata: il Santo Chiodo della Croce.

Il vulcano non aveva finito con loro. Nel 1669 la lava lambì le mura e una lingua di fuoco distrusse la chiesa; nel 1693 il terremoto fece crollare il monastero, e dei monaci ne sopravvissero appena tre.

La ricostruzione durò un secolo, con architetti come Giovanni Battista Vaccarini. Il pianterreno fu alzato fino al banco di lava del 1669, alto circa dodici metri. Nel 1866 lo Stato confiscò tutto: il monastero fu caserma, scuola, osservatorio; dal 1977 è dell'Università.

Nel 1773 il viaggiatore Patrick Brydone lo chiamò la «Versailles siciliana».

Da non perdere
• Il chiostro dei marmi.
• La domus romana nei sotterranei.
• Il refettorio grande.
• La meridiana della chiesa.

Lo sapevi?
• Della meridiana si diceva che «spaccava il secondo».
• L'organo di Del Piano ha 2.378 canne.
• Il refettorio ha un tappeto centrale di maioliche siciliane dipinte a mano.