Descrizione
La Chiesa della Badia di Sant'Agata è la chiesa barocca che sta di fronte al fianco nord della Cattedrale, su via Vittorio Emanuele II: uno dei capolavori di Giovanni Battista Vaccarini, con una facciata che si muove fra curve e controcurve e una cupola ottagonale dalla quale si vedono la città e l'Etna.
La facciata alterna superfici convesse e concave al primo ordine e si incurva tre volte nell'attico: un'architettura che pare in movimento, uno dei temi più cari al barocco. Il portale è del Seicento, sopravvissuto al terremoto e riusato da Vaccarini.
Dentro, la chiesa ha una pianta a croce greca allungata, chiusa in un ottagono. La decorazione è sobria: stucchi bianchi, pavimenti di marmo bianco e altari rivestiti di marmo giallo di Castronovo. Sotto la cupola pende un grande lampadario di vetro.
Sugli altari stanno le statue in stucco lucido del 1782: San Benedetto, l'Immacolata, San Giuseppe e Sant'Euplio. Sull'altare maggiore, la statua di Sant'Agata ricorda la Sant'Agnese sul rogo di Ercole Ferrata, nella chiesa romana di Sant'Agnese in Agone.
Dalla base della cupola, completata nel 1768, lo sguardo spazia sui tetti di Catania fino al vulcano.
La chiesa apparteneva a un monastero di monache benedettine di clausura, fondato nel 1620. Grate di metallo e balconi traforati in pietra permettevano alle suore di guardare la vita della strada e le processioni senza essere viste.
Anche in chiesa le monache restavano nascoste: dietro l'altare maggiore, una grata con un balconcino permetteva loro di seguire la messa al riparo dagli occhi del pubblico.
Il terremoto del 1693 distrusse la chiesa e il convento precedenti, e secondo le cronache uccise 15 delle 28 monache. Le superstiti trovarono rifugio fra le rovine, dietro una recinzione. I lavori ripartirono solo nel 1736, grazie a un lascito di 4.000 scudi fatto nel 1720 da Giuseppe Moncada.
La facciata alterna superfici convesse e concave al primo ordine e si incurva tre volte nell'attico: un'architettura che pare in movimento, uno dei temi più cari al barocco. Il portale è del Seicento, sopravvissuto al terremoto e riusato da Vaccarini.
Dentro, la chiesa ha una pianta a croce greca allungata, chiusa in un ottagono. La decorazione è sobria: stucchi bianchi, pavimenti di marmo bianco e altari rivestiti di marmo giallo di Castronovo. Sotto la cupola pende un grande lampadario di vetro.
Sugli altari stanno le statue in stucco lucido del 1782: San Benedetto, l'Immacolata, San Giuseppe e Sant'Euplio. Sull'altare maggiore, la statua di Sant'Agata ricorda la Sant'Agnese sul rogo di Ercole Ferrata, nella chiesa romana di Sant'Agnese in Agone.
Dalla base della cupola, completata nel 1768, lo sguardo spazia sui tetti di Catania fino al vulcano.
La chiesa apparteneva a un monastero di monache benedettine di clausura, fondato nel 1620. Grate di metallo e balconi traforati in pietra permettevano alle suore di guardare la vita della strada e le processioni senza essere viste.
Anche in chiesa le monache restavano nascoste: dietro l'altare maggiore, una grata con un balconcino permetteva loro di seguire la messa al riparo dagli occhi del pubblico.
Il terremoto del 1693 distrusse la chiesa e il convento precedenti, e secondo le cronache uccise 15 delle 28 monache. Le superstiti trovarono rifugio fra le rovine, dietro una recinzione. I lavori ripartirono solo nel 1736, grazie a un lascito di 4.000 scudi fatto nel 1720 da Giuseppe Moncada.