Descrizione
L'Anfiteatro romano di Catania è il più grande della Sicilia: le sue arcate di pietra lavica nera e mattoni rossi affiorano in piazza Stesicoro, in pieno centro, più in basso del livello della piazza. Quello che si vede è circa un decimo del monumento; il resto è ancora sepolto sotto le case.
Fu costruito probabilmente nel II secolo, fra gli imperatori Adriano e Antonino Pio, ai margini settentrionali della città antica, e ampliato forse nel secolo seguente. Apparteneva alla stessa famiglia di grandi edifici del Colosseo e dell'Arena di Verona.
L'arena misurava circa 70 metri per 50, l'intero edificio 125 metri per 105. Poteva contenere 15.000 spettatori seduti e quasi il doppio aggiungendo impalcature di legno per i posti in piedi.
Dalla piazza si vedono gli archi della galleria esterna e, verso l'arena, un tratto della cavea separato dal podio, un tempo rivestito di marmo. Colpisce il contrasto fra la pietra lavica scurissima dei muri e il rosso dei mattoni degli archi.
All'ingresso, il cancello di ferro è incorniciato da colonne di marmo e capitelli ionici ritrovati negli scavi, con un architrave che porta la scritta AMPHITHEATRVM INSIGNE. Ai lati, due lapidi ricordano i greci Caronda e Stesicoro, che la tradizione vuole sepolti qui vicino.
Sotto, si apre il corridoio interno dell'ordine inferiore, liberato dagli scavi dei primi del Novecento. Dal vico Anfiteatro si vede l'altezza dell'edificio fino a parte del terzo piano.
Per secoli l'anfiteatro fu una cava. Nel V secolo il re ostrogoto Teodorico permise ai catanesi di prenderne le pietre; secondo alcuni, anche alcune colonne della Cattedrale vengono da qui.
Nel Settecento era tanto sepolto che alcuni visitatori stranieri ne negavano l'esistenza. Il principe di Biscari, per smentirli, pagò di tasca propria gli scavi e in due anni riportò alla luce un intero corridoio e quattro grandi archi.
Le gallerie sotterranee hanno alimentato leggende di ogni tipo, come quella di una scolaresca entrata per una visita e mai più uscita. Nel 1943, durante i bombardamenti, servirono come rifugio antiaereo.
Da non perdere
• Arcate di pietra lavica e mattoni.
• Ingresso con la scritta AMPHITHEATRVM INSIGNE.
• Corridoio interno.
• Vista dal vico Anfiteatro.
Lo sapevi?
• Una leggenda vuole che la lava del 252 si fosse fermata davanti all'anfiteatro grazie al velo di Sant'Agata: gli studi hanno dimostrato che non arrivò mai in città.
• Già nel Cinquecento lo storico Tommaso Fazello lo riteneva secondo per dimensioni solo al Colosseo.
Fu costruito probabilmente nel II secolo, fra gli imperatori Adriano e Antonino Pio, ai margini settentrionali della città antica, e ampliato forse nel secolo seguente. Apparteneva alla stessa famiglia di grandi edifici del Colosseo e dell'Arena di Verona.
L'arena misurava circa 70 metri per 50, l'intero edificio 125 metri per 105. Poteva contenere 15.000 spettatori seduti e quasi il doppio aggiungendo impalcature di legno per i posti in piedi.
Dalla piazza si vedono gli archi della galleria esterna e, verso l'arena, un tratto della cavea separato dal podio, un tempo rivestito di marmo. Colpisce il contrasto fra la pietra lavica scurissima dei muri e il rosso dei mattoni degli archi.
All'ingresso, il cancello di ferro è incorniciato da colonne di marmo e capitelli ionici ritrovati negli scavi, con un architrave che porta la scritta AMPHITHEATRVM INSIGNE. Ai lati, due lapidi ricordano i greci Caronda e Stesicoro, che la tradizione vuole sepolti qui vicino.
Sotto, si apre il corridoio interno dell'ordine inferiore, liberato dagli scavi dei primi del Novecento. Dal vico Anfiteatro si vede l'altezza dell'edificio fino a parte del terzo piano.
Per secoli l'anfiteatro fu una cava. Nel V secolo il re ostrogoto Teodorico permise ai catanesi di prenderne le pietre; secondo alcuni, anche alcune colonne della Cattedrale vengono da qui.
Nel Settecento era tanto sepolto che alcuni visitatori stranieri ne negavano l'esistenza. Il principe di Biscari, per smentirli, pagò di tasca propria gli scavi e in due anni riportò alla luce un intero corridoio e quattro grandi archi.
Le gallerie sotterranee hanno alimentato leggende di ogni tipo, come quella di una scolaresca entrata per una visita e mai più uscita. Nel 1943, durante i bombardamenti, servirono come rifugio antiaereo.
Da non perdere
• Arcate di pietra lavica e mattoni.
• Ingresso con la scritta AMPHITHEATRVM INSIGNE.
• Corridoio interno.
• Vista dal vico Anfiteatro.
Lo sapevi?
• Una leggenda vuole che la lava del 252 si fosse fermata davanti all'anfiteatro grazie al velo di Sant'Agata: gli studi hanno dimostrato che non arrivò mai in città.
• Già nel Cinquecento lo storico Tommaso Fazello lo riteneva secondo per dimensioni solo al Colosseo.